Cheryl R. Riley, artista, New York and New Jersey

tradotto da Alessia Petrolito

intervista di: Kelsey Dalton McClellan / tradotto da: Alessia Petrolito
original, English-language version available HERE
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Cherly R. Riley

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photo by TOM GRILL

Una Corrispondenza tra Cherly R. Riley e Kelsey Dalton

Cheryl R. Riley crea arte che esplora le similarità tra culture apparentemente disparate attraverso le lenti della memoria, della storia, l’iconografia, i rituali e i simboli. Attualmente, sta lavorando su due serie di sculture che trattano di ambizione, allestimento e rappresentazione.  Nata in Houston, oggi vive nel famoso quartiere di Powerhouse Arts District in Jersey City.

Il coinvolgimento di Cheryl con il mondo dell’arte è ampio e di lunga data. I suoi progetti di arte pubblica sono installati in San Francisco, Sacramento, Atlanta e New York. Con lavori nelle collezioni di intenditori così come nei musei, incluso lo Smithsonian. Cheryl è la beneficiaria della Individual Artist Grant concessa dal National Endowment for the Arts (NEA).

Kelsey Dalton McClellan è co-proprietaria e operatrice dell’impresa, con sede a Chicago, di insegne d’artista Heart & Bone Signs; Kelsey è anche dedita alla promozione e al supporto delle crescita di imprenditori locali e allo sviluppo economico della Chicago urbana attraverso l’arte delle insegne dipinte a mano. Attualmente, Kelsey lavora per SAIC (School of the Art Institute of Chicago) come amministratrice nell’ufficio del Decano e, dopo aver conseguito la laurea, nel dipartimento di Arts Administration and Policy, intende trasformare la sua quota di azienda in una organizzazione no-profit.

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KELSEY DALTON MCCLELLAN: Puoi cortesemente fornire una breve biografia introduttiva sul tuo lavoro e la tua formazione artistica?

CHERYL R. RILEY: Io credo che l’arte sia una visione non filtrata di ciò che costituisce l’essenza dell’Artmaker. Le origini del mia formazione artistica sono legate geneticamente al lato materno della mia famiglia — mio nonno era un leader nella sua comunità, noto in tutta Shreveport, Louisiana come decoratore e appaltatore che lavorava esclusivamente per i benestanti,  White Establishment (“l’istituzione bianca”). Siccome dopo la mia nascita, mia madre tornò a studiare in Texas, alla Texas Southern University, per conseguire la sua laurea in arte; il primo profumo che riesco a ricordare è quello dei colori ad olio e la creta di mia madre. Lei mi permise di disegnare sul muro della mia camera, e quella stanza era arredata con delle riproduzioni in stile Luigi XVI e quadri con cornici d’oro di epoca barocca e rinascimentale. La mia coscienza sociale fu formata durante i movimenti per i Diritti Civili e dei Black Power, i quali introdussero rappresentazioni positive attorno a tutto ciò che era nero e africano in quella che era la conversazione nazionale e tra gli afro-americani. Il lato paterno della mia famiglia era composto da gente semplice, bravi contadini della chiesa battista del sud che potevano guarire, crescere, cucinare e vendere prodotti della terra e delle imprese che possedevano.

Questo contesto influenza ciò che creo — mobili su misura, arte muraria, murales, sculture e arte pubblica. Ha influenzato anche la persona che è in me — innovativa, musa, modella, collezionista d’arte, cosmopolita che non lascia che nulla le impedisca di esprimersi liberamente e completamente. Molta della mia produzione creativa è fabbricata, per intero o in parte, da artigiani e persone del mestiere in collaborazione con il loro talento e i loro attrezzi. Il mio lavoro è tipicamente un mix di culture del mondo con materiali altamente abbelliti e ornati, che derivano dall’arredamento in stile Luigi XVI, dai marmi italiani, dalle porcellane bianche cinesi e dalle cornici dorate dei quadri barocchi e rinascimentali della mia prima casa. Di solito i mobili e gli arredamenti che creo sono allo stesso tempo belli e funzionali, opere d’arte con superfici dai dettagli accattivanti che nascondono più strati e significati che si rivelano solo ad un’attenta osservazione.

KDM: Per favore, parlaci dei tuoi progetti attuali e se questi sono opere commissionate o opere pubbliche.

CR: Io credo che le donne e gli uomini afroamericani siano fari luminosi di possibilità, resistenza, intelligenza, innovazione e potere. Penso questo perché noi siamo ancora qui negli Stati Uniti, dove siamo stati e ancora siamo finanziariamente e culturalmente privati dei nostri diritti. Lo credo perché noi siamo ancora qui, nonostante i migliori sforzi sostenuti dal governo, dalla cultura popolare, religiosa, istituzionale ed economica. Nonostante quello che dovrebbe essere un ostacolo insormontabile, noi realizziamo gesta di sorprendente maestria e raggiungiamo livelli di successo senza precedenti non appena varchiamo qualsiasi porta.

Questo, io credo, perché tutte le culture del mondo imitano la danza, il canto, la lingua, l’abbigliamento e le gesta dei nostri membri che più furono privati dei loro diritti.

Il mio progetto corrente è intitolato: TRANSCENDENCES PRESERVED.

(http://cherylr-riley.squarespace.com/)

KDM: Nel leggere tuoi passati articoli e interviste, il design gioca un importante ruolo nel tuo processo. Puoi spiegare l’importanza della funzionalità nel tuo lavoro e come questo si relaziona al tuo interesse per il design?

CR: Per me è di primaria importanza che ogni design che creo, diversamente da un’opera d’arte, funzioni ergonomicamente. Consulto gli standard architettonici per assicurami che altezza e profondità siano conformi, a misura d’uomo, e se i miei clienti sono dimensionalmente più piccoli o più grandi, li misuro. Qualunque sia il suo scopo, per me il design deve possedere elegantemente quella funzione per essere un successo.

KDM: Come entra in gioco l’abilità manuale nel tuo lavoro, e a quali mestieri ti ispiri per i tuoi progetti?

CR: L’artigianato è di estrema importanza per realizzare la mia visione. Cerco costantemente gli artigiani migliori che riesco a trovare per costruire o finire i miei progetti, opere d’arte raffinate  e pubbliche. Sono ispirata ulteriormente quando imparo di più sulle loro tecniche, gli utensili di cui dispongono e i materiali che padroneggiano. Spesso, vedo possibilità vedono e metodi poco ortodossi per utilizzare le loro abilità. Ho servito nei consigli dell’American Craft Council e del Museo delle Arti e del Design dai sui giorni come American Craft Museum il che mi ha esposto ai più importanti costruttori.

KDM: Come credi che la funzione del tuo lavoro possa imprimere un valore emotivo sul futuro proprietario? Quanto è importante l’aspetto emotivo del tuo lavoro per il tuo pubblico, e vedi questa mancanza di emozione o problematica di sentimento in altre forme di design?

CR: Il completamento e poi la ricezione dei miei lavori da parte di coloro che li hanno commissionati è sempre stata una esperienza emozionale. Per me il vedere i miei disegni e i pannelli dei materiali diventare un pezzo finito è simile al partorire. Per i miei clienti, è il vedere gran parte di ciò che hanno condiviso di se stessi riflesso nel progetto. Non posso affrontare l’emotività o la mancanza di ciò in altri design—questo è un soggetto troppo ampio e non so se sono d’accordo che il lavoro possa mancare di emozione, almeno per quelli che vedono o hanno a che fare con un progetto— è una reazione talmente personale.

KDM: Nella tua biografia, affermi che la tua arte ‘esplora le similarità tra culture apparentemente più disparate attraverso le lenti della memoria, storia, iconografia, rituali e simboli.’ Puoi aggiungere qualcosa in merito, specificatamente, in quali culture hai investito e come, queste lenti, forniscono opportunità per citare somiglianze?

CR: I miei Tudor Side Tables, nella Cooper-Hewitt Design Museum la collezione permanente dello Smithsonian, erano ispirati simultaneamente da Enrico VIII, e precisamente da sua figlia Elisabetta I, così come da un’immagine di una Masai in abiti tradizionali. In entrambi i casi, chiunque nelle loro particolari società riconoscerebbe significanti del loro stato, che siano, regalità, ricchezza, stato civile, ecc.—semplicemente guardando gli ornamenti, i gioielli, i tessuti, i colori e gli stili che indossano. Fui particolarmente colpita dal collare, dalla fronte rasata di Elisabetta e dallo stile quasi identico della toeletta e degli accessori da collo della donna Masai. Per molti, tra l’Inghilterra e l’Africa del sud non potrebbero esserci più differenze, tuttavia, interculturalmente, vedo spesso delle similarità come queste.

KDM: In una video intervista al museo di Arte e Design parlasti del ‘potere del design’ e del ‘potere spirituale’ che viene creato attraverso le immagini. Puoi spiegare come interpreti questo potere personalmente così come attraverso il tuo lavoro.

CR: Guardiamo al continente che è la maggior fonte della mia ispirazione. Il ‘potere del design’ può poi rinviare alla relazione tra pattern e forme, alla funzione ritualistica a loro dedicata in rituali religiosi e cerimonie culturali africane dell’epoca pre-coloniale. Ad esempio, la maschera da ventre dei Makonde viene indossata per promuovere fertilità—una gravidanza, fisicamente parlando, è la stessa per tutti gli esseri umani, così possiamo tutti rapportarci facilmente e capire il suo scopo.  I Nkondi, sculture perforate con chiodi e frammenti metallici, appaiono feroci. Tuttavia, queste sculture appartengono all’intero villaggio e ogni singolo chiodo rappresenta il desiderio collettivo di buona caccia, buona salute o di placare le loro divinità.  Quando ho proposto di usare gli scudi dei guerrieri Masai come modelli per delle applique nella commissione pubblica per la stazione di polizia di Bayview, sono riuscita a convincere la polizia della loro appropriatezza perché i Masai sono un gruppo para-militare, gerarchico e patriarcale a cui è affidata la sicurezza della comunità e i loro scudi denotano il loro rango proprio come nella polizia.

KDM: Hai detto che hai iniziato a produrre mobili dopo che non eri stata in grado di trovare pezzi a prezzi accessibili e allo stesso tempo unici e ben fatti. Mi interessa sapere quando gli artisti, o le persone che non si definiscono tali, producono lavori spinti da necessità/desiderio per il proprio uso piuttosto che per il mercato o per un pubblico più ampio. Come senti che questo elemento iniziale del tuo lavoro abbia plasmato la tua attuale traiettoria?

CR: Questo inizio del mio lavoro mi lasciò parecchia libertà con cui produrre qualunque cosa la mia creatività o necessità richiedesse. Ho immediatamente iniziato a fare murales, opere d’arte pubblica, disegni e sculture; come se potessi seguire la mia ispirazione piuttosto che il mercato. Ad ogni modo, il design del mobile era il punto di partenza,  dove la mia reputazione era più rinomata. All’università presi la doppia specializzazione  in arti visive e moda, per cui ho avuto una qualche formazione artistica e durante gli anni di scuola fino a prima dell’università ero sempre stata colei a cui le persone si rivolgevano per poster, loghi ed estetica.

KDM: Puoi discutere ulteriormente dei tuoi progetti d’arte pubblica e del loro processo di creazione? Quando hai iniziato a concepire questi progetti come ti immaginavi l’impatto del pubblico e hai ricevuto qualche accoglienza distintiva per questi progetti?

CR: Ad oggi, in ognuno dei miei progetti pubblici interpongo alcuni aspetti culturali della comunità a cui il lavoro è destinato, spesso attraverso alcune espressioni culturali africane come significanti rituali, simboli e pattern. In una delle precedenti risposte ho fatto riferimento alle applique a forma di guerrieri Masai della stazione di polizia di Bayview. Rimanendo su questo progetto, il banco centrale ha in cima una struttura simile ad un asse che ho ritrovato sulla cima delle maschere Bobo usate nelle cerimonie per allontanare  gli spiriti maligni. La forma del cono derivava dai granai d’argilla africani ed era integrata con cristalli per emanare il perdono e la calma. Il banco poggia su di un pavimento con al centro una stella a sette punte (lo stesso numero di punte dei distintivi della polizia) il cui pattern ho trovato su di uno sgabello Akamba sulla quale solo a chi è riverito e agli anziani è permesso sedersi. Ho fatto questo perché durante la mia ricerca ho imparato che tipicamente anziani e disabili siedono nell’atrio mentre compilano scartoffie in attesa di essere ricevuti e di denunciare i crimini subiti. Mi è stato detto da ogni nuovo capitano che questo è l’atrio più calmo e rispettato in cui abbiano mai lavorato e questo lo attribuisco alle forze spirituali che ho inserito nei concetti e nella creazione.



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  • tradotto da Alessia Petrolito

    CHERYL R. RILEY is an artist, creating sculpture, wall art, installations, site-specific murals, public artworks and furniture designs since 1986.
    Instagram: @cherylrriley
    http://cherylr-riley.squarespace.com/

    Kelsey Dalton McClellan:
    https://www.instagram.com/heartandbonesigns/
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