Allison Glenn, curatrice indipendente, Chicago

tradotto da: Fabiola Tosi

intervista di: Ben Fuqua / tradotto da: Fabiola Tosi
original, English-language version available HERE

Email corrispondenza tra Allison Glenn e Ben Fuqua

Allison Glenn è una storica dell’arte, curatrice e scrittrice, interessata a sviluppare tematiche di accessibilità ed equità attraverso la creazione di storie d’arte inclusiva. Allison è il Manager of Publications e Curatorial Associate with Prospect New Orleans Triennial. Ha curato mostre alla Monique Meloche Gallery, l’Arts Incubator in Washington Park e la School of the Art Institute of Chicago, ed ha collaborato ad alcune mostre per l’Hammer Museum e l’Hyde Park Art Center. Nel 2015, Glenn è stata Curatrice Associata per il Dipartimento degli Affari Culturali e Eventi Speciali della città di Chicago e nominata nella lista “Art 50: Chicago’s Visual Vanguard” per lil contributo significativo alla sviluppo delle arti e della cultura a Chicago. Nel 2013-2014 è stata la prima Program Manager per l’Arts Incubator in Washington Park alla University of Chicago, dove ha sviluppato mostre, residenze e programmi per artisti in visita, ed è stata Ricercatrice Associata per Theaster Gates.

In estate 2016, è stata curatrice di “In the beginning, sometimes I left messages in the streets.”

 

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BEN FUQUA: Il titolo di questo progetto è ispirato al sottotitolo della novella di David Markson, Wittgenstein’s Mistress, la quale racconta di una donna che crede di essere l’ultima persona rimasta sulla Terra. Potresti parlare del significato del titolo e di come questo libro abbia influenzato il progetto?

ALLISON GLENN: Il sottotitolo di Wittgenstein’s Mistress è anche la prima frase del libro, nel quale la protagonista femminile, Kate, inizia un processo senza fine di raccolta di momenti della sua vita, della letteratura, dell’architettura e di studi umanistici, nel tentativo di determinare se sia o meno l’ultima persona rimasta sulla terra. Attraverso il testo, le idee si confondono, i pensieri diventano frasi spezzate e gli stessi pensieri incompleti si trasformano in fatti. Cruciale in questa cinica narrativa è il fatto che ogni tentativo compiuto da Kate di connettere a se stessa un’idea, un ricordo, o un’altra persona, diviene apparentemente impossibile. E’ possibile che Kate non riesca a trovare il suo posto nel mondo perché il linguaggio da lei usato non le permette di accedervi.

E’ questa impossibilità che ha ispirato il progetto. il desiderio di affidarsi alla sua conoscenza del tempo, dello spazio e della storia, e la sua incapacità di intuire la realtà di questi concetti, da vita a una storia senza soluzione. Mentre manca di tensione narrativa, il testo continua decisamente a produrre nuovi fatti.

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Amanda Williams, Crown Royal Purple from Color(ed) Theory, Billboard located at 1130 E 63rd Street, Chicago, June 6 – July 11, 2016, as part of In the beginning, sometimes I left messages in the street, curated by Allison Glenn.

BF: Come hai scelto le location per le opere? Molte sono collocate in quartieri che non ricevono molta attenzione dal mondo dell’arte mainstream di Chicago. La maggior parte si trovano vicino a fermate della metropolitana. Qual è stato il ruolo dei trasporti pubblici nello scegliere queste location?

AG: I trasporti pubblici sono stati una componente cruciale nella scelta di questi luoghi. Gli stessi cartelloni sono più piccoli e più bassi, dato che i passanti sono il target demografico. E’ stato questo diverso gruppo di spettatori – uno potrebbe camminare, guidare una bicicletta, o prendere un mezzo di trasporto pubblico – che mi ha ispirata. Nel definire una mappatura della città che corrisponda alla sua divisione fisica e sociale, ho voluto guidare lo spettatore lungo un percorso che la mettesse in evidenza.

 

The Black Athena Collective

The Black Athena Collective, Assemblage, Billboard located at 1010 E. 43rd Street, Chicago, June 6 – July 11, 2016, as part of In the beginning, sometimes I left messages in the street, curated by Allison Glenn.

 

Faheem Majeed

Faheem Majeed, FREE DUSABLE, Billboard located at 207 N. Kedzie Street, Chicago, as part of In the beginning, sometimes I left messages in the street, curated by Allison Glenn.

 

BF: Hai associato gli artisti con specifici luoghi? O è stato l’artista a decidere dove lavorare?

AG: Determinati luoghi erano in relazione dialogica con il lavoro di ciascun artista. Purtroppo, la natura di questo progetto richiede una certa flessibilità, in quanto la disponibilità dei cartelloni varia nel momento in cui uno spazio pubblicitario viene acquistato. Perciò, l’obiettivo è di colpire al momento giusto e sperare che tutto vada per il meglio. Ci sono state alcune location da me selezionate che non erano più disponibili quando il progetto ha iniziato a svilupparsi, ma gli artisti coinvolti sono stati davvero disponibili nell’accettarlo. Ayanah Moor e sua moglie Jamila Raegan hanno collaborato ad un cartellone che originariamente doveva essere collocato tra la Diciottesima e Damen, e stavano preparando UNTITLED (OFFERINGS) (2016) – una performance collaborativa che coinvolge anche Krista Franklin e Anthony Williams – in una piazza collocata tra la Diciottesima e Paulina. Tre settimane prima dell’apertura, abbiamo scoperto che il loro cartellone sarebbe stato rimosso in quanto la location stava per essere tolta dall’inventario dell’azienda. Abbiamo deciso di collocare l’opera a lato di un edificio su 2620 W Cermak, che si trova solo un miglio a nord del Penitenziario di Cook County. Poiché la collaborazione di Moor, Raegan, Franklin e Williams riguardava la tematica della guarigione del “black body” da morte e trauma, la collocazione ultima del cartellone è risultata in un luogo di gran lunga più significativo per il loro progetto.

BF: Sarei curioso di sapere di più riguardo l’uso dei cartelloni per questo progetto come luogo per l’arte pubblica, in quanto sempre presenti nella nostra vita di tutti i giorni ma anche parte dell’ambiente. Qual è la ragione dietro la tua scelta di utilizzare i cartelloni come principale componente di questo progetto?

AG: I cartelloni sono una forma di comunicazione, e quindi li considero una piattaforma aperta alla sovversione. Mi riferisco a progetti quali Mythic Being Village Voice, pubblicità realizzate da Adrian Piper negli anni ’70 e i cartelloni ACT-UP risalenti alla sua crisi creativa dovuta all’AIDS negli anni ’80.

Quando ero direttrice alla Monique Meloche Gallery, ho iniziato un progetto di arte pubblica intitolato off the wall, in cui ad una fermata dell’autobus erano esposte opere di Hank Willis Thomas (2014) e Joel Ross (2015). Sviluppare questo progetto è stata per me l’occasione di testare alcune idee per il più complesso progetto con i cartelloni. Ero molto contenta di quel lavoro, ma desideravo anche indagare più a fondo la sua natura concettuale oltre che la possibile espansione fisica dell’area coperta dal progetto. Così è nato In the beginning, sometimes I left messages in the street.

 

Lisa Alvarado

Lisa Alvarado, Untitled, Billboard located at 2657 W. North Avenue, Chicago, June 6 – July 11, 2016, as part of In the beginning, sometimes I left messages in the street, curated by Allison Glenn.

 

Assaf Evron

Assaf Evron, Chlevnov Street Do Not Park, Billboard located at 2540 W. Division Street, Chicago, June 6 – July 11, 2016, as part of In the beginning, sometimes I left messages in the street, curated by Allison Glenn.

 

BF: Qual è secondo te il ruolo dell’arte pubblica a Chicago? Come si relaziona il tuo progetto con altre opere pubbliche in città?

AG: Chicago è una città molto grande, e i progetti realizzati dal Dipartimento degli Affari Culturali e Eventi Speciali, il Distretto dei Parchi di Chicago e EXPO Chicago sono opportunità veramente dinamiche per il pubblico di relazionarsi con opere semi-permanenti o permanenti di artisti di fama mondiale. Messages in the Street è un progetto ambizioso in termini di dimensioni, e coinvolge rinomati artisti all’apice della loro carriera, come Derrick Adams, Martine Syms, The Black Athena Collective (Heba Y Amin and Dawit L Petros) insieme ad artisti emergenti come Lisa Alvarado e Assaf Evron. La sua finitezza temporale lo distingue da altri progetti di arte pubblica, e crea una cartografia che richiede agli spettatori di attraversare ricche distese di terra che normalmente non raggiungerebbero. Questa richiesta di partecipazione che necessita di un approccio attivo alla città e delle sue infrastrutture distingue il progetto.

 

  • tradotto da: Fabiola Tosi

    Allison Glenn:
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    Fabiola Tosi:
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    Ben Fuqua:
    Ben Fuqua, is a second-year student in the MA arts administration and policy program at SAIC. He is originally from Bolder, Colorado, and completed his undergraduate study at the College of Wooster.