Deborah Willis, artista e educatore, New York

tradotto da: Fabiola Tosi

intervista di: Wisdom Baty   tradotto da: Fabiola Tosi
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Come si intervista una leggenda dell’arte? Pochi minuti prima di iniziare una breve conversazione con la Dott.ssa Deborah Willis, ho cercato di riguadagnare la mia compostezza nonostante le farfalle allo stomaco. Con l’innovativa fotografa, autrice, madre ricercatrice ed educatrice Dott.ssa Willis, abbiamo discusso apertamente del suo ultimo libro, di ispirazione, dell’essere genitori e abbiamo condiviso alcuni pensieri su come reimmaginare il concetto di “black beauty”.

 

 blue double square

 

WISDOM BATY: Molto del Suo lavoro si concentra sulla rivalutazione estetica della politica del ‘black body’. Pensando ai concetti di valore ed estetica, in che misura la Sua pratica di artista si applica nel ridefinire un’estetica del ‘gusto’?

DEBORAH WILLIS: Il mio lavoro consiste nel raccontare delle storie; così è come ho iniziato, raccontando storie di donne. Racconto sempre storie che sono normalmente sopravvalutate, oltre che difficilmente immaginabili. Lavoro con la bellezza. Crescendo in un salone di bellezza, ho imparato fin da piccola che essa è una parte essenziale della vita delle donne di colore. Non vedo il mio lavoro come un atto di ridefinizione – il mio lavoro reimmagina. Mi interessa aprire a più ampie discussioni su come reimmaginare l’estetica sia in senso storico che in ambito contemporaneo. Ho sempre avuto una storia più grande da raccontare.

 

“E’ STUPENDO VEDERE COME VARIA IL LINGUAGGIO USATO DAGLI ARTISTI PER DESCRIVERE LE PROPRIE OPERE, SPECIALMENTE SE DONNE.”

 

WB: In una precedente intervista, ha parlato di come navigare il mondo dell’arte nel ruolo di madre e artista di colore. Quali sono alcuni consigli strategici che vorrebbe dare ai genitori impegnati nel campo dell’arte?

DW: Leggere How We Do Both: Art and Motherhood di Michi Jigarjian and Qiana Mestrich. E’ una selezione di diversi racconti relativi all’esperienza di cui noi stessi in quano genitori siamo parte. Artista e madre. L’esperienza come genitore consiste nel credere che il proprio lavoro sia valido a sufficienza, e nel trovare il tempo per fare tutte quelle cose necessarie ad essere genitori mentre si porta avanti la propria pratica creativa. La parte più difficile è riuscire a fare tutto al meglio. L’equilibrio è essenziale per sostenere la propria famiglia e la pratica creativa allo stesso tempo.

WB: Potrebbe parlare del Suo ultimo lavoro e di come sta evolvendo?

DW: Il mio prossimo libro, Beautiful, è un’incredibile opportunità di presentare l’ambito del mio lavoro e dove penso che la mia pratica si collochi nel pantheon della black beauty. Posso catturare l’immagine di una donna in un salone di bellezza, su un palco, una body builder, una scultura, l’atto dello shopping, ecc. Il mio interesse è di rappresentare diversi aspetti della bellezza, e come viviamo la bellezza in un ampio raggio di significato. Questo nuovo lavoro mi dà la possibilità di focalizzare l’attenzione su immagini che identifico come momenti di bellezza, attimi in cui le persone si sentono a proprio agio. Sto anche organizzando una Conferenza sul tema Black Portraiture in Sud Africa [Novembre 2016].

WB: In quanto curatrice, educatrice ed artista, come il Suo lavoro ha influenzato giovani generazioni di creativi? Riconosce dei tratti di unicità comuni nell’approccio che le donne parte della Diaspora Africana hanno nei confronti di spazi e luoghi nel contesto del canone artistico?

DW: Insegno a studentesse di colore alla NYU, dove seguo studenti specializzandi che lavorano nel campo della fotografia. In passato, studenti come Allison Janae Hamilton, la quale ha ottenuto un Dottorato in American Studies, hanno trovato ispirazione nella propria esperienza personale. L’archivio delle esperienze collettive di amici e familiari ha dato vita ai suoi testi relativi alla tematica del black fabulous, ‘uno sguardo estetico a come i black bodies brillano in modi diversi’.

E’ possibile identificare generazioni di artisti impegnati nello stesso processo esplorativo, in cerca di spazi dove parlare del proprio lavoro, riflettendo sulla bellezza di diversi aspetti dell’essere donna di colore. Essenziale per la produzione artistica è lo scambio tra sguardi black and white di cui facciamo esperienza, spesso diretti su una traiettoria diversa da quella che si sviluppa nello spazio espositivo. Creare spazi che riflettano l’esperienza personale, la sua natura spirituale, è ciò in cui consiste la vera essenza della partecipazione ad una società democratica. E’ stupendo vedere come varia il linguaggio usato dagli artisti per descrivere le proprie opere, specialmente se donne.

  • tradotto da: Fabiola Tosi

    Deborah Willis, PhD:
    http://debwillisphoto.com/home.html

    Fabiola Tosi:
    https://www.linkedin.com/in/fabiola-tosi-a8090992/en

    Wisdom Baty:
    http://wisdombaty.weebly.com/biography.html